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domenica 4 giugno 2017

I CANDIDATI CHE SI SONO IMPEGNATI A DIFENDERE LA FAMIGLIA E I BAMBINI



PISTOIA

Elena Bardelli - candidata consigliere Comune di Pistoia - Fratelli d'Italia

Emanuela Checcucci - candidata consigliere Comune di Pistoia - Fratelli d'Italia

Giovanni Grossi - candidato consigliere Comune di Pistoia - Fratelli d'Italia

Filippo Frosini - candidato consigliere Comune di Pistoia - Fratelli d'Italia

Ilaria Michelucci - candidata consigliere Comune di Pistoia - Fratelli d'Italia

Claudio Paolacci - candidato consigliere Comune di Pistoia - Fratelli d'Italia


Alessio Bartolomei - candidato consigliere Comune di Pistoia - Lega Nord

Luciana Bartolini - candidato consigliere Comune di Pistoia - Lega Nord


Lorenzo Berti - candidato Sindaco Comune di Pistoia - Casa Pound
Daniela Benzi - candidata consigliere Comune di Pistoia - Casa Pound

Giulia Migliorini - candidata consigliere Comune di Pistoia - Casa Pound​

QUARRATA

Enio Canigiani - candidato consigliere Comune di Quarrata - Forza Italia

Francesca Favi - candidato consigliere Comune di Quarrata - Forza Italia 

Raffaele Altobelli - candidato consigliere Comune di Quarrata - Forza Italia

MARLIANA

Alessio Bartolomei  candidato Sindaco Comune di Marliana - Lega Nord



SERRAVALLE PISTOIESE

Federico Gorbi - candidato consigliere C​omune di Serravalle Pistoiese
lista "Uniti per Serravalle" ​

SAN MARCELLO PITEGLIO

Chiara Venturi - candidata consigliere Comune di San Marcello Piteglio (PT)  - Fratelli d'Italia

domenica 14 maggio 2017

Manifesto amministrative 2017



Il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, organizzatore degli ultimi  Family Day di Piazza San Giovanni (20 giugno 2015) e del Circo Massimo  (30 gennaio 2016), e Generazione Famiglia – La Manif Pour Tous Italia che ne fa parte, sono impegnati a promuovere i diritti della famiglia di cui agli artt. 29 e ss. della Costituzione. La famiglia è corpo intermedio della società, vera cellula fondamentale del tessuto sociale, e   costituisce tutt’oggi una risorsa assai preziosa per la persona e per la società tutta. Ciò tanto più dinnanzi all’attacco frontale cui essa è sottoposta, non solo sul versante culturale ma anche su quello politico (legislativo e amministrativo).
Queste associazioni si rivolgono quindi a tutti i candidati alle prossime elezioni amministrative (apr. - giu. 2017) per sottoporre loro un manifesto politico che impegni  l’eletto a riconoscere i diritti della  “famiglia  quale  società  naturale  fondata  sul  matrimonio” tra un uomo e una donna, a salvaguardare la fondamentale libertà di educazione, tutelata a livello costituzionale e internazionale, a sostenere la vita nascente, a valorizzare della fase finale/debole della vita.

Chi voglia aderire al manifesto può mandare una email a pistoia@difendiamoinostrifigli.it

MANIFESTO COMITATO DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI

 https://drive.google.com/file/d/0B-hxAvkCKV5nM0daRGhGNG43U1k/view?usp=sharing

MANIFESTO GENERAZIONE FAMIGLIA - LA MANIF POUR TOUS ITALIA

https://drive.google.com/file/d/0B-hxAvkCKV5nQTRldkRGTE1DVlE/view?usp=sharing


venerdì 31 luglio 2015

Nozze omosessuali, La Manif Pour Tous: “Un atto che è giuridicamente nullo”

"Lascia molto perplessi la notizia di pochi giorni fa riguardo alla consegna, da parte del sindaco di Monsummano Terme, di un attestato a due cittadine che certificherebbe l'iscrizione nel così detto "registro delle unioni civili", dando inoltre ampia pubblicità all’evento e indossando la fascia tricolore.

Tralasciando il giudizio sulle dichiarazioni degli interessati, occorre riflettere seriamente su che senso abbia perdere tempo per mettere in essere e poi propagandare un atto che è giuridicamente nullo.

Riguardo alla nullità di nozze omosessuali contratte all'estero vi è infatti una vasta giurisprudenza: per tutte occorre rivedere la recente sentenza della Corte di Cassazione n. 4184 del 4 novembre 2011/15 marzo 2012 che in modo cristallino spiega che «la diversità di sesso dei nubendi è (…) requisito minimo indispensabile per la stessa “esistenza” del matrimonio civile come atto giuridicamente rilevante».

A questa sentenza si riferisce la circolare del Ministro dell'Interno del 7 ottobre 2014 riguardante le trascrizioni da parte del sindaco di Roma; in conformità a ciò la Prima Sezione Ter del Tar del Lazio ha affermato che l'attuale disciplina nazionale non consente di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso e, conseguentemente, questi non sono nemmeno trascrivibili nei registri dello stato civile.

Se nulla è la trascrizione di un "matrimonio" contratto all'estero tanto più è nullo il valore giuridico della «registrazione» di una convivenza come quella che è stata «riconosciuta» dal sindaco.

Il nostro ordinamento in effetti già riconosce diritti soggettivi che tutelano coppie conviventi di sesso diverso o dello stesso sesso, ma non è contemplata alcuna forma di unione diversa da quella del matrimonio fra uomo e donna contratto nelle forme e alle condizioni previste dalla legge.

Questo gesto sembra quindi unicamente volersi inserire in modo spettacolare, usando ambiti istituzionali, nel dibattito parlamentare sul disegno di legge Cirinnà.

La Manif Pour Tous, circolo erritoriale di Pistoia, ritiene quindi discutibile e scorretto questo modo di approcciarsi a questioni così delicate e non certo di competenza delle amministrazioni locali. A tal proposito la nostra associazione ha sollecitato un intervento del Prefetto di Pistoia"
https://www.facebook.com/lmptpistoia
lamanifpourtouspistoia@gmail.com
https://www.youtube.com/user/LaManifpourtousPT

giovedì 4 giugno 2015

Dalla Toscana alla manifestazione a piazza San Giovanni su gender nelle scuole e ddl Cirinnà

Manifestazione a piazza San Giovanni su gender nelle scuole e ddl Cirinnà
Anche da Pistoia alcune associazioni aderiranno alla Manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma “Per promuovere il diritto del bambino a crescere con mamma e papà, vogliamo difendere la famiglia naturale dall’assalto a cui è costantemente sottoposta da questo Parlamento, vogliamo difendere i nostri figli dalla propaganda delle teorie gender che sta avanzando surrettiziamente e in maniera sempre più preoccupante nelle scuole”. Il comitato “Da mamma e papà”, spiega così la convocazione a Roma per il prossimo 20 giugno di una manifestazione che si annuncia imponente a difesa dell’istituto del matrimonio, della famiglia composta da un uomo e da una donna, del diritto del bambino ad avere una figura materna e una paterna, senza dover subire già dalla scuola dell’infanzia la propaganda dell’ideologia gender definita da Papa Francesco “un errore della mente umana“. Spiegano i promotori:
“Chiamiamo alla mobilitazione nazionale tutte le persone di buona volontà, cattolici e laici, credenti e non credenti, per dire no all’avanzata di progetti di legge come il ddl Cirinnà che dell’ideologia gender sono il coronamento e arrivano fino alla legittimazione della pratica dell’utero in affitto. Ci troveremo tutti in piazza a Roma, schierati a difesa della famiglia e dei soggetti più deboli, a partire dai bambini”.
La manifestazione, che si terrà a piazza San Giovanni dalle 15.30, è promossa dal comitato “Da mamma e papà” a cui aderiscono personalità provenienti da diverse associazioni tra cui Simone Pillon, Giusy D’Amico, Toni Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo. Portavoce del comitato è il neurochirurgo Massimo Gandolfini. Per informazioni su pullman dalla Toscana contattare 3665278823 lamanifpourtouspistoia@gmail.com
Lunedì 8 giugno alle ore 11 all’hotel Nazionale di piazza Montecitorio si terrà la conferenza stampa di presentazione della manifestazione.

venerdì 24 aprile 2015

EVENTI MANIF POUR TOUS



 











Le domande di adozione sono già troppo numerose. I ministri Fassino e Turco: «Aumentiamole»

Le domande di adozione sono già troppo numerose. I ministri Fassino e Turco: «Aumentiamole»

 

Prospettive assistenziali n.130, aprile-giugno 2000.


In materia di adozione continuano ad essere numerose le inesattezze riportate dai giornali. Il Messaggero è arrivato a pubblicare il 12 giugno 2000 in prima pagina e su cinque colonne il titolo “Figlio negato a 85mila famiglie”, come se i Tribunali per i minorenni avessero a loro disposizione 85mila bambini dichiarati adottabili pronti per essere inseriti in famiglie adottive.

In realtà, da moltissimi anni, e precisamente dalla fine degli anni ’60, il numero delle domande di adozione è sempre stato di gran lunga superiore ai bambini che possono essere adottati in Italia e all’estero.

Negli ultimi cinque anni e cioè dal 1995 al 1999, sono stati dichiarati in stato di adottabilità, 6.471 minori (nota 1). Nello stesso periodo, le domande di adozione sono state in totale 60.545 (nota 2) così ripartite:



Dunque, a fronte di 6.471 minori dichiarati adottabili (nota 4) c’erano richieste di adozione presentate da 60.545 coniugi. Pertanto, senza alcuna altra alternativa possibile, a 54.074 coppie non è stato e non sarà affidato alcun minore a scopo di adozione.

Per quanto riguarda le domande per l’adozione internazionale, nel quinquennio 1995-1999 ne sono state presentate 40.563. Nello stesso periodo i provvedimenti concernenti l’affidamento preadottivo sono stati 12.424. A questa cifra vanno aggiunti i 205 provvedimenti efficaci come adozione, nonché un certo numero di procedimenti pendenti, valutabili in 2.000.
In sostanza, a fronte di 40.563 domande presentate, di cui sono state respinte 4.479, le adozioni realizzate sono state 12.629, mentre le pratiche in corso di esame sono — come abbiamo visto — circa 2.000.
Dunque, sono state oltre 21.000 le coppie autorizzate all’accoglienza di un minore straniero, che non hanno potuto realizzare la loro disponibilità all’adozione, non per motivi attribuibili alle leggi vigenti o a ritardi dei servizi sociali o dei Tribunali per i minorenni, ma — ancora una volta — per la mancanza di minori adottabili.

Questa mancanza è dovuta sia alle restrizioni dei paesi di provenienza dei fanciulli, sia alle richieste ivi presentate non solo dagli italiani, ma da coppie di tutti i paesi economicamente sviluppati. È, inoltre, assai probabile che, a seguito della ratifica della Convenzione de L’Aja, il numero dei minori stranieri adottabili, si riduca in misura notevole.

Pertanto, fra le adozioni nazionali e quelle internazionali, nel quinquennio 1995-1999 sono state complessivamente ben 75 mila (nota 5) le coppie che non hanno avuto un bambino in adozione a causa della mancanza di minori adottabili e per nessun altro motivo.

L’irresponsabile iniziativa dei Ministri Fassino e Turco

Ogni anno, dunque, sono oltre 15mila le coppie che restano irrimediabilmente deluse dall’adozione, non avendo il bambino, magari da tanto tempo desiderato e a volte idealizzato (nota 6).

Invece di introdurre modifiche alla legge 184/1983 in grado di ridurre il malcontento, i Ministri della giustizia, Piero Fassino, e per la solidarietà sociale, Livia Turco, hanno promosso la presentazione da parte del Governo di un disegno di legge in appoggio delle seguenti norme (nota 7):

  1. L’adozione è consentita a coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni fra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto, i quali devono essere ritenuti affettivamente idonei e capaci di educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendono adottare.
  2. L’età degli adottanti deve superare di almeno diciotto e di non più di quarantacinque anni l’età dell’adottato.
  3. I limiti di cui al secondo comma possono essere derogati previa valutazione, caso per caso, da parte del Tribunale per i minorenni della idoneità affettiva e della capacità di educare, istruire, mantenere i minori di coloro che intendono adottare, qualora dalla mancata adozione derivi un danno grave e non altrimenti evitabile per il minore.
  4. Sono consentite ai medesimi coniugi più adozioni anche con atti successivi.
  5. Costituisce criterio preferenziale ai fini dell’adozione l’aver adottato o aver fatto richiesta di adottare fratello o sorella germano o anche unilaterale, del minore di cui si richiede l’adozione.

In sostanza, preso atto che le domande di adozione sono troppo numerose rispetto ai bambini adottabili, i suddetti Ministri — forse alla facile ricerca di consensi da parte di coloro che pensano solo ai loro interessi e non hanno alcuna motivazione sociale — hanno deciso di aumentare il numero delle richieste, con l’inevitabile conseguenza di incrementare in seguito la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
E’ questo, e sarà solo questo, il risultato dell’elevazione della differenza di età fra gli adottanti e gli adottandi, dagli attuali 40 anni ai 45 proposti dal Governo.

Questa iniziativa, assolutamente irrazionale, non determinerà l’adottabilità di un solo minore in più rispetto agli attuali, mentre accrescerà inutilmente il lavoro dei servizi sociali e dei Tribunali per i minorenni e delle relative Procure, obbligati a valutare l’idoneità di coppie che non potranno avere un bambino in adozione a causa della mancanza di minori dichiarati o dichiarabili in stato di adottabilità.

Nello stesso tempo, si verificheranno conseguenze molto negative: gli ultraquarantenni (che attualmente possono adottare fino quasi al compimento del 58° anno d’età) premeranno per ottenere in adozione bambini piccolissimi (le richieste più numerose, da sempre, sono rivolte ai neonati), nonostante che sia evidente a tutte le persone di buon senso che, a parità delle altre condizioni (accettazione reale di un bambino procreato da altri, capacità educativa, ecc.), sia certamente preferibile l’adozione dei fanciulli da parte di coppie giovani. Questa situazione potrebbe anche determinare una minore richiesta dei minori grandicelli.

Inoltre, la formulazione del 3° comma dell’articolo consente alle coppie, anche educativamente inidonee, di precostituire le condizioni per ottenere dal Tribunale per i minorenni l’adozione di minori inseriti in famiglia con motivazioni di vario genere (studio, vacanza, cure sanitarie, ecc.).

Al riguardo, sarebbe necessario, per evitare questa situazione di mercato fai da te, che venissero escluse dalla possibilità di adottare le coppie che abbiano realizzato l’inserimento di minori ai fini di ottenerne in seguito l’adozione.
Il link per questo articolo è http://www.fondazionepromozionesociale.it/PA_Indice/130/130_le_domande_di_adozione.htm

Note:
  1. Le dichiarazioni di adottabilità sono state 1.148 nel 1995, 1.359 nel 1996,1.440 nel 1997, 1.278 nel 1998 e 1.246 nel 1.999.
     
  2. Sono state calcolate le domande pendenti all'inizio del 1995, a cui sono state aggiunte quelle presentate dal 1996 al 1999.
     
  3. La mancata rispondenza tra le pendenze alla fine dell'anno e all'inizio dell'anno successivo è causata dalla revisione delle pendenze da parte di alcuni Tribunali per i minorenni.
     
  4. Vi è da considerare che una quota delle dichiarazioni di adottabilità resta senza seguito, trattandosi di bambini con gravi handicap e grandicelli. Secondo quanto è stato pubblicato nel volume "Pianeta infanzia: questioni e documenti" edito dal Centro nazionale di documentazione ed analisi sull'infanzia e l'adolescenza di Firenze, risulta che solo il 65,5 per cento dei minori dichiarati in stato di adottabilità sono accolti in adozione. Cfr. 'Un terzo dei minori dichiarati adottabili resta senza famiglia', Prospettive Assistenziali, n.126. Già attualmente, questi minori potrebbero essere adottati in base alle norme della legge 184/1983, ma sono ampiamente insufficienti le disponibilità non solo dei coniugi, ma anche quelle delle persone singole alle quali l'adozione è consentita, nei casi particolari, dall'art.44 della legge sopra citata. Sarebbe anche necessario un maggiore impegno da parte delle istituzioni. Dove i Tribunali per i minorenni ed i servizi sociali sono attivi, vengono realizzate adozioni anche di bambini con gravi handicap o grandicelli.
     
  5. La cifra è indicativa, anche se non molto diversa da quella reale, in quanto i dati statistici disponibili non consentono raffronti precisi. Mancano, altresì, i dati relativi alle coppie che hanno presentato contemporaneamente domanda di adozione nazionale e internazionale. In ogni caso le possibili differenze non cambiano le valutazioni fatte in questo articolo.
     
  6. Occorre anche tener conto dei parenti, degli amici e dei conoscenti, i cui giudizi contribuiscono ad influenzare negativamente l'opinione pubblica nei confronti dei Tribunali per i minorenni e dei servizi socio-assistenziali.
     
  7. Si tratta dell'articolo 7 approvato nelle scorse settimane dalla Commissione speciale per l'infanzia del Senato.

 

Gender: il cervello è maschio o femmina

Gender: il cervello è maschio o femmina

dall'intervista di Anna Pelleri al prof. Massimo Gandolfini
www.aleteia.org, 9 giugno 2014

Il neurochirurgo Massimo Gandolfini chiarisce alcuni aspetti dell'ormai nota questione gender

Il gender, termine ormai noto ai più, è al centro di grandi dibattiti sia scientifici che culturali. Abbiamo chiesto al prof. Massimo Gandolfini, neurochirurgo, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze della Fondazione Poliambulanza di Brescia e vicepresidente nazionale dell’Associazione Scienza&Vita, di chiarire il significato e l’origine di questa ideologia e il ruolo del cervello nella definizione del genere.

Prof. Gandolfini, potrebbe ricordarci l'origine della teoria del gender? 

Dal punto di vista strettamente storico, il termine “gender” trova  la sua genesi più remota nel lavoro di Sigmund Freud, apparso nel 1920, con il titolo “Psicogenesi di un caso di omosessualità nella donna”, in cui  - per la prima volta – si pone il tema della differenza fra “gender role” e “gender identity”. Sul piano dell’elaborazione culturale, l’ideologia del gender si propone a partire dagli anni 50/’60 ed è caratterizzata da tre “ondate”, che si susseguono e si integrano fra loro.

La prima ondata: la “nurture theory”

La “nurture theory”, o teoria della prevalenza della cultura sulla natura, fu propugnata da John Money, direttore del dipartimento di sessuologia del John Hopkins Insitute di Baltimora. Negli anni ’60 cominciò ad imporsi il “dogma” che si diventa uomo o donna non per determinazione biologica sessuale, ma per imposizione di “stereotipi” di genere. Detto in altre parole, un maschio diventa uomo perchè condizionato da categorie pedagogiche e culturali che gli impongono di rivestire il ruolo sociale proprio dell’uomo (giocare a pallone, giocare con armi, fare a botte con i compagni, ecc..).

Altrettanto vale per la femmina che viene condizionata per diventare donna. Ne consegue che modificando gli stereotipi di genere, si può modificare l’evoluzione culturale sia del maschio che della femmina, completando il lavoro attraverso tecniche medico-chirurgiche di “riassegnazione del sesso”. In questo contesto si inserisce la tragica “sperimentazione” condotta dal dottor Money sul piccolo Bruce, trasformato in Brenda, che si conclude con il suo suicidio, dopo una vita di disagio e travaglio indicibili.

La seconda ondata: il movimento femminista

La seconda “ondata” è legata alla storia del movimento femminista per l’emancipazione e l’uguaglianza della donna, soprattutto a partire dagli anni ’70. Possiamo citare un nome per tutti: Simone de Beauvoir, con la sua lotta per il diritto al divorzio, la libertà sessuale realizzata attraverso la contraccezione e il diritto all’aborto, al fine di liberare la donna dal condizionamento della maternità. Nel 1980, Adrienne Rich produce un testo considerato il manifesto del lesbismo, proposto come lo strumento vincente per la lotta di liberazione dal maschio, e conia la “famosa” sigla LGBT, proponendo quattro generi di identità e correlato orientamento sessuale.

La terza ondata: la “non identità”

Possiamo localizzare la “terza ondata” agli inizi degli anni ’90, con Judith Butler, femminista lesbica e autrice di “Gender Trouble”, atto fondativo del femminismo radicale, nel quale si propone l’ideologia della “non identità” all’interno di una società globale fluida e liquida, senza nessun punto fisso di riferimento, che apre la strada al “nomadismo” di Anne Sterling (1993). In questo contesto, nasce il genere “queer” – strano, variabile, modificabile – che va ad integrare il già citato acronimo LGBTQ.

C’è differenza tra identità sessuale e genere? 

Vorrei precisare che è più corretto parlare di identità “sessuata”, piuttosto che “sessuale”. Con la prima denominazione, infatti, si sottolinea che l’appartenenza di sesso – maschio o femmina – non è un nostra scelta, bensì una realtà biologica che ci troviamo compiuta dalla nascita: ce la siamo trovata iscritta nella totalità del nostro corpo, cellule, tessuti, organi ed apparati. Questa è la differenza fondamentale tra identità sessuata e ideologia di gender: la prima è biologicamente determinata, la seconda è una scelta autonoma e individuale che prescinde totalmente dal dato di realtà rappresentato dall’appartenenza sessuata.

Lei è un neurochirurgo, il cervello è maschio o femmina?  Rimane tale al di là di interventi chirurgici, ormonali e psicologici atti a modificare il “genere” di una persona? 

Negli ultimi vent’anni abbiamo acquisito il principio che la sessuazione dimorfica (maschio/femmina) riguarda il nostro organismo nella sua totalità, cervello compreso. Oggi parliamo di “cervello sessuato” volendo intendere che maschio e femmina sono differenziati anche dallastruttura anatomica e dal funzionamento del proprio cervello. Fin dai tempi di Vesalio e di Leonardo da Vinci sapevamo che volumetricamente il cervello maschile è più grande di quello femminile (perdonate la precisazione necessaria per evitare “battute scontate”: la funzione non è proporzionale alla massa!), ma solo negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che la differenza è anche di ordine anatomico e funzionale. In estrema sintesi, il cervello maschile è caratterizzato da una rigida “lateralizzazione” – le aree del linguaggio sono, ad esempio, rigidamente localizzate nell’emisfero sinistro; al contrario, nella femmina vi sono rappresentazioni anche nell’emisfero destro – e le connessioni interemisferiche – cioè i collegamenti fra i due emisferi – sono più sviluppate e numerose nel cervello femminile. Grazie a complesse indagini che studiano il funzionamento del cervello (soprattutto le tecniche del neuroimaging, quale la risonanza magnetica funzionale e la PET), abbiamo compreso quali sono le basi anatomofunzionali per spiegare il dato che la psicologia comportamentista fin dagli anni ’50 ci proponeva, e cioè che l’elaborazione del “pensiero” maschile (detto “pensiero lineare”) ha caratteristiche diverse rispetto al pensiero femminile (“pensiero circolare”). E’ proprio la maggiore ricchezza di connessioni fra i due emisferi che rende il pensiero femminile “multitasking” (capace, cioè, di aprire e gestire contemporaneamente più file), rispetto al maschile, in grado – invece – di gestire un solo file alla volta. La sessuazione cerebrale è iscritta tanto profondamente nel nostro corpo che non è modificabile con la terapia ormonale che viene utilizzata in ambito di terapia per riassegnazione sessuale (ad esempio, nei casi di “disforia di genere”): tutto il corpo è rimodellabile, ma non il cervello.