Le domande di adozione sono già troppo numerose. I ministri Fassino e Turco: «Aumentiamole»
Prospettive assistenziali n.130, aprile-giugno 2000.
In
materia di adozione continuano ad essere
numerose le inesattezze riportate dai giornali. Il Messaggero è arrivato a pubblicare il 12 giugno 2000 in prima pagina e su cinque colonne il titolo
“Figlio negato a 85mila famiglie”, come se i Tribunali per i minorenni
avessero a loro disposizione 85mila bambini dichiarati adottabili pronti per essere inseriti in famiglie adottive.
In realtà, da moltissimi anni, e precisamente
dalla fine degli anni ’60,
il
numero delle domande di adozione è sempre stato di gran lunga superiore
ai bambini che possono essere adottati in Italia e all’estero.
Negli ultimi cinque anni e cioè dal 1995 al 1999, sono stati
dichiarati in stato di adottabilità, 6.471 minori (
nota 1). Nello stesso periodo, le
domande di adozione sono state in totale 60.545 (
nota 2) così ripartite:

Dunque, a fronte di 6.471 minori dichiarati adottabili (
nota 4)
c’erano richieste di adozione presentate da 60.545 coniugi. Pertanto,
senza alcuna altra alternativa possibile, a 54.074 coppie
non è stato e non sarà affidato alcun minore a scopo di adozione.
Per quanto riguarda le domande per l’
adozione internazionale,
nel quinquennio 1995-1999 ne sono state presentate 40.563. Nello stesso
periodo i provvedimenti concernenti l’affidamento preadottivo sono
stati 12.424. A questa cifra vanno aggiunti i 205 provvedimenti efficaci
come adozione, nonché un certo numero di procedimenti pendenti,
valutabili in 2.000.
In sostanza, a fronte di 40.563 domande
presentate, di cui sono state respinte 4.479, le adozioni realizzate
sono state 12.629, mentre le pratiche in corso di esame sono — come
abbiamo visto — circa 2.000.
Dunque, sono
state oltre 21.000 le coppie autorizzate all’accoglienza di un minore straniero, che
non hanno potuto realizzare la loro disponibilità all’adozione,
non per motivi attribuibili alle leggi vigenti o a ritardi dei servizi
sociali o dei Tribunali per i minorenni, ma — ancora una volta —
per la mancanza di minori adottabili.
Questa
mancanza è dovuta sia alle restrizioni dei paesi di provenienza dei
fanciulli, sia alle richieste ivi presentate non solo dagli italiani, ma
da coppie di tutti i paesi economicamente sviluppati. È, inoltre, assai
probabile che, a seguito della ratifica della Convenzione de L’Aja, il
numero dei minori stranieri adottabili, si riduca in misura notevole.
Pertanto, fra le adozioni nazionali e quelle internazionali, nel quinquennio 1995-1999 sono state
complessivamente ben 75 mila (
nota 5) le coppie che non hanno avuto un bambino in adozione a causa della
mancanza di minori adottabili e per
nessun altro motivo.
L’irresponsabile iniziativa dei Ministri Fassino e Turco
Ogni anno, dunque, sono oltre 15mila le coppie che restano
irrimediabilmente deluse dall’adozione, non avendo il bambino, magari da tanto tempo
desiderato e a volte
idealizzato (
nota 6).
Invece di introdurre modifiche alla legge 184/1983 in grado di ridurre il malcontento, i Ministri della giustizia,
Piero Fassino, e per la solidarietà sociale,
Livia Turco, hanno promosso la presentazione da parte del Governo di un disegno di legge in appoggio delle seguenti norme (
nota 7):
- L’adozione
è consentita a coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni fra i
quali non sussista separazione personale neppure di fatto, i quali
devono essere ritenuti affettivamente idonei e capaci di educare,
istruire ed in grado di mantenere i minori che intendono adottare.
- L’età degli adottanti deve superare di almeno diciotto e di non più di quarantacinque anni l’età dell’adottato.
- I limiti di cui al secondo comma possono essere derogati previa valutazione,
caso per caso, da parte del Tribunale per i minorenni della idoneità
affettiva e della capacità di educare, istruire, mantenere i minori di
coloro che intendono adottare, qualora dalla mancata adozione derivi un
danno grave e non altrimenti evitabile per il minore.
- Sono consentite ai medesimi coniugi più adozioni anche con atti successivi.
- Costituisce
criterio preferenziale ai fini dell’adozione l’aver adottato o aver
fatto richiesta di adottare fratello o sorella germano o anche
unilaterale, del minore di cui si richiede l’adozione.
In sostanza,
preso atto che le domande di adozione sono troppo numerose rispetto ai bambini adottabili, i suddetti Ministri — forse alla
facile ricerca di consensi da parte di coloro che pensano solo ai loro interessi e non hanno alcuna motivazione sociale — hanno deciso di
aumentare il numero delle richieste, con l’inevitabile conseguenza di incrementare in seguito la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
E’
questo, e sarà solo questo, il risultato dell’elevazione della
differenza di età fra gli adottanti e gli adottandi, dagli attuali 40
anni ai 45 proposti dal Governo.
Questa iniziativa, assolutamente irrazionale,
non determinerà l’adottabilità di un solo minore in più rispetto agli attuali, mentre
accrescerà inutilmente il lavoro dei servizi sociali e dei Tribunali per i minorenni e delle relative Procure,
obbligati
a valutare l’idoneità di coppie che non potranno avere un bambino in
adozione a causa della mancanza di minori dichiarati o dichiarabili in
stato di adottabilità.
Nello stesso tempo,
si verificheranno conseguenze molto negative: gli ultraquarantenni (che
attualmente possono adottare fino quasi al compimento del 58° anno
d’età) premeranno per ottenere in adozione bambini piccolissimi (le
richieste più numerose, da sempre, sono rivolte ai neonati), nonostante
che sia evidente a tutte le persone di buon senso che, a parità delle
altre condizioni (accettazione reale di un bambino procreato da altri,
capacità educativa, ecc.), sia certamente preferibile l’adozione dei
fanciulli da parte di coppie giovani. Questa situazione potrebbe anche
determinare una minore richiesta dei minori grandicelli.
Inoltre,
la formulazione del 3° comma dell’articolo consente alle coppie, anche educativamente inidonee, di
precostituire le condizioni per ottenere
dal Tribunale per i minorenni l’adozione di minori inseriti in famiglia
con motivazioni di vario genere (studio, vacanza, cure sanitarie,
ecc.).
Al riguardo, sarebbe necessario, per
evitare questa situazione di mercato fai da te,
che venissero escluse dalla possibilità di adottare le coppie che
abbiano realizzato l’inserimento di minori ai fini di ottenerne in
seguito l’adozione.
Il link per questo articolo è
http://www.fondazionepromozionesociale.it/PA_Indice/130/130_le_domande_di_adozione.htmNote:
- Le dichiarazioni di adottabilità sono state 1.148 nel 1995, 1.359 nel 1996,1.440 nel 1997, 1.278 nel 1998 e 1.246 nel 1.999.
- Sono state calcolate le domande pendenti all'inizio del 1995, a cui sono state aggiunte quelle presentate dal 1996 al 1999.
- La
mancata rispondenza tra le pendenze alla fine dell'anno e all'inizio
dell'anno successivo è causata dalla revisione delle pendenze da parte
di alcuni Tribunali per i minorenni.
- Vi
è da considerare che una quota delle dichiarazioni di adottabilità
resta senza seguito, trattandosi di bambini con gravi handicap e
grandicelli. Secondo quanto è stato pubblicato nel volume "Pianeta
infanzia: questioni e documenti" edito dal Centro nazionale di
documentazione ed analisi sull'infanzia e l'adolescenza di Firenze,
risulta che solo il 65,5 per cento dei minori dichiarati in stato di
adottabilità sono accolti in adozione. Cfr. 'Un terzo dei minori
dichiarati adottabili resta senza famiglia', Prospettive Assistenziali,
n.126. Già attualmente, questi minori potrebbero essere adottati in base
alle norme della legge 184/1983, ma sono ampiamente insufficienti le
disponibilità non solo dei coniugi, ma anche quelle delle persone
singole alle quali l'adozione è consentita, nei casi particolari,
dall'art.44 della legge sopra citata. Sarebbe anche necessario un
maggiore impegno da parte delle istituzioni. Dove i Tribunali per i
minorenni ed i servizi sociali sono attivi, vengono realizzate adozioni
anche di bambini con gravi handicap o grandicelli.
- La
cifra è indicativa, anche se non molto diversa da quella reale, in
quanto i dati statistici disponibili non consentono raffronti precisi.
Mancano, altresì, i dati relativi alle coppie che hanno presentato
contemporaneamente domanda di adozione nazionale e internazionale. In
ogni caso le possibili differenze non cambiano le valutazioni fatte in
questo articolo.
- Occorre anche tener
conto dei parenti, degli amici e dei conoscenti, i cui giudizi
contribuiscono ad influenzare negativamente l'opinione pubblica nei
confronti dei Tribunali per i minorenni e dei servizi
socio-assistenziali.
- Si tratta dell'articolo 7 approvato nelle scorse settimane dalla Commissione speciale per l'infanzia del Senato.